ALBERTO DELLA RAGIONE

LA RACCOLTA ALBERTO DELLA RAGIONE

IN PIAZZA DELLA SIGNORIA

Come un' isola semideserta nel pieno centro della città, tagliata fuori dagli itinerari dei frettolosi turisti, ma poco frequentata anche dai visitatori meno occasionali, la Raccolta d'Arte Contemporanea Alberto Della Ragione vive una sua esistenza tranquilla, quasi sognante, all'ombra della torre di Palazzo Vecchio e dei monumenti dell' "età più gloriosa" della storia di Firenze. Eppure il museo custodisce uno straordinario tesoro di opere d'arte. Vi compaiono diverse tra le maggiori personalità dell'arte italiana della prima metà del nostro secolo, con opere di elevato livello qualitativo, frutto della scelta di un collezionista colto e raffinato qual' era Alberto Della Ragione. Soprattutto si trova documentato in modo esteso il periodo 1930-1945, che è quello più intensamente vissuto dallo stesso Della Ragione in amichevole contatto con molti degli artisti qui presenti.

Si possono così apprezzare, oltre al fascinoso senso di suspense de Les bains mystérieux di De Chirico, la vivacità compositiva di ascendenza braqueiana de La Finestra coi colombi di Severini, la freschezza naturalistica e il fragile incanto delle visioni di De Pisis, come nella Predica di San Francesco agli uccelli del 1931.

Il gruppo del "Novecento" è presente in tutta l'eterogenea ricchezza delle sue espressioni, tra le quali emergono la potente sintesi pittorica operata da Tosi sull'esempio di Cézanne e la concezione eroica e severa dei paesaggi plasticamente squadrati di Sironi. Un enigmatico arcaismo caratterizza le figure di Campigli, rigide e frontali come antiche divinità, e pittoricamente assai sobrie, di una materia terrosa che imita quella della pittura murale. Paresce, invece, preferisce comporre delicate fantasie metafisico-surreali. E come poter dimenticare la profonda solitudine dei paesaggi giottescamente essenziali di Carrà o il silente fascino intimista e metafisico delle nature morte di Morandi ? Al maestro bolognese si affianca il giovane Licini nella sua prima fase di luminoso naturalismo, qui rappresentata da un assolato Paesaggio campestre e da una Natura morta del 1927. Casorati predilige composizioni rigorosamente prospettiche e materie lucide e intatte, simili alla porcellana, come nel magnifico nudo della giovane dormiente dello studio per il Meriggio. Il "realismo magico" di Donghi si esprime attraverso un plasticismo luminescente dai meravigliosi riflessi vitrei, di cui risplendono i Fiori e il Piazzale alberato, entrambi del 1925. Degni di ammirazione sono ancora l'arcaismo neoquattrocentesco di Borra, che ben si esemplifica nell'assorto Ritratto di Maruzza del 1935, e il candore neoprimitivista dell'ultimo Garbari, come anche, sul versante di "Strapaese", il bozzettismo vivacemente satirico e grottesco di Maccari e la severa, a tratti cupa espressività neomasaccesca di Rosai. Di quest'ultimo, tra l'altro, sono state esposte le 58 opere donate al Comune nel 1963 dalla vedova dell'artista Signora Francesca Fei e dal fratello Oreste, costituite da I tondini, Gli amici, La Firenze di Rosai.

Montale di Ottone Rosai  Montale di Ottone Rosai

Del gruppo dei "Sei di Torino" sono presenti Menzio e Paulucci, entrambi affascinati dagli esempi di Marquet e di Matisse, e poi Levi, con le sue corpose e fiammeggianti pennellate di ascendenza vangoghiana.

Ben rappresentato anche il Secondo Futurismo, con il Nitrito in velocità di Depero, giocosamente impetuoso, le avventurose fantasie spaziali di Fillia e cinque preziose composizioni di Prampolini, ricche di vivaci dinamismi e di spunti surrealistici. Compaiono, poi, i maggiori protagonisti dello scenario romano: Roberto Melli con il suo modo di costruire le forme sintetico e serrato, come attraverso intarsi lignei, il carattere sanguigno e sottilmente allucinato di Scipione, moderno interprete di quel lato oscuro e funereo della Roma barocca, che si avverte anche in certe liriche di Ungaretti, l'accorata malinconia di Mafai sensibile nell'Autoritratto del 1928, nelle nature morte e nei paesaggi romani, accesi di intensi cromatismi, e, infine, l'incisività espressionistica del segno di Guttuso e la passionalità carnale dei suoi colori.

Donne discinte di Renato GuttusDonne discinte di Renato Guttuso

Assai numerose, poi, le opere dei pittori di "Corrente", dei quali Della Ragione era grande amico e sostenitore: oltre al già citato Guttuso, vi incontreremo Aligi Sassu, mentre si confronta con Toulouse-Lautrec e col giovane Picasso nelle Donne al caffè del 1942, e poi l'espressionismo fauve di Cassinari alle prese con quel tema cruento del Bue squartato già trattato da precedenti illustri come Annibale Carracci, Rembrandt e Soutine, l'acceso cromatismo di Birolli, che nel Ritratto della madre appare nutrito degli esempi di Gauguin e di Van Gogh, mentre nel precedente Miracolo di San Zeno sembra sospeso tra le fantasie di Chagall e gli incubi di Ensor, e, infine, tre oli di Morlotti, in cui, l'emozione, tutta concentrata nella pastosa densità della materia cromatica, si intride di sprezzante melanconia.

Nello spazio dedicato all'ambiente veneziano potremo ammirare la delicatezza tonale delle tele di Semeghini, soffuse di un luminismo candido e leggermente velato, la ricerca dell'essenzialità quasi ai confini con l'astrattismo compiuta dall'ultimo Guidi e la contemplazione delle forme femminili di impronta gauguiniana del primo Santomaso. In alcuni veloci bozzettti il giovane Vedova interpreta le affollate composizioni tintorettiane della Scuola Grande di San Rocco, quasi a mostrarci le radici culturali della sua pennellata vigorosa e drammatica, attraverso la quale si esprime il contrasto incessante tra l'essere e il non essere, la furibonda battaglia tra bagliori e oscurità.

Anche nel campo della scultura la Raccolta Della Ragione conta esempi di eccezionale qualità, tra i quali vanno ricordate due opere di Arturo Martini, come la versione in terracotta della Pisana, dalla quale spira mirabilmente tutto il tepore sensuale di un giovane corpo femminile colto nell'attimo del riposo, e la forma sospesa e incantata di Apparizione o Susanna in pietra di Finale. E poi il Cavallino bronzeo eseguito da Marini nel 1934, la cui tensione risulta tutta trattenuta all'interno della forma perfettamente equilibrata, e una piccola testa d'uomo in gesso di Manzù, dall'espressione molto intensa. Il visitatore osservi ancora la prorompente vitalità dei Cavalli marini velocemente plasmati dalla geniale mano del giovane Fontana,

il nervoso tagliente linearismo del piccolo David bronzeo di Mirko Basaldella e l'espressionismo arcaizzante del Ritratto della Signora Della Ragione di Antonietta Raphael. Insomma, davvero molteplici e imprevedibili sono le emozioni che il visitatore attento potrà cogliere nella Raccolta Della Ragione. Il fascino discreto e raffinato della collezione è ancora tutto da scoprire.

 

La Raccolta d'Arte Contemporanea Alberto Della Ragione, in Piazza della Signoria 5, è aperta tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 9 alle 14; la domenica dalle 8 alle 13.

 

Suggerisco di visitare il museo per vedere le opere citate, e molte altre ancora, dato che la selezione da me effettuata è dovuta alla mancanza di spazio. Spero comunque di avere stimolato la vostra curiosità e possiate quanto prima venire a Firenze. Grazie

 

 

Les bains mystérieux di De Chirico

Les bains mystérieux di De Chirico

 

La Finestra coi colombi di Severini

La Finestra coi colombi di Severini

 

Predica di San Francesco agli uccelli di De Pisis

Predica di San Francesco agli uccelli di De Pisis

 

 

 

 

Autoritratto di Mario Mafai

Autoritratto di Mario Mafai

 

 

 

Donne al caffè di Aligi Sassu

Donne al caffè di Aligi Sassu

 

Donna solitaria di Virgilio Guidi

Donna solitaria di Virgilio Guidi

 

Cavalli Marini di Lucio Fontana

Cavalli Marini di Lucio Fontana

 FOTO TRATTE DAL CATALOGO DEL MUSEO"ALBERTO DELLA RAGIONE"

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