IMMAGINARIO FIORENTINO

DANTE NEWS

ovvero novità sul poeta

 

CENERI DEL SOMMO POETA DANTE

Ceneri conservate nella Biblioteca Nazionale

Il 19 luglio 1999. durante un controllo topografico del Banco Rari nel Magazzino Manoscritti è stata rinvenuta la piccola teca riprodotta in questa pagina. Nella teca vi sono due cimeli danteschi risalenti alle celebrazioni del 1865 (VI centenario della nascita del Poeta). In quella occasione fu rinvenuta e aperta la cassetta nella quale riposavano le ossa di Dante per ricollocarle in un’urna più degna. Durante la ricomposizione, il tappeto sul quale poggiava la cassetta e la cassetta stessa furono liberati dai sedimenti dei resti del Divin Poeta (polvere e scaglie d’ossa).
Il notaio Saturnino Malagola autenticò questi prelievi che furono conservati in varie buste. Una di queste buste fu donata dallo scultore Enrico Pazzi, ravennate con studio a Firenze e autore della statua di Dante in Piazza S. Croce, alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze che insieme ad altri cimeli, agli splendidi codici e alle numerose edizioni pregiate della Divina Commedia ne voleva far pubblica mostra nella Tribuna Dantesca dell’edificio di Piazza Cavalleggeri. Il cimelio oggi rinvenuto fu visto l’ultima volta da alcuni congressisti bibliotecari nel 1929. Le ceneri sono affiancate da un altro reperto: una carta che ha ricevuto l’impressione del cranio di Dante. Come si può notare si tratta di cimeli che hanno un valore simbolico, per alcuni oggetto di desiderio e di culto, e che hanno suscitato un interesse particolare in un momento storico (1865) in cui la Nazione, finalmente unificata nel Regno d’Italia, andava alla ricerca di un nume tutelare prestigioso ed emblematico: non si poteva cercare personaggio più rappresentativo.

 

domenica 29 luglio 2001

Ritrovato documento nell'Archivio di Stato di Bologna : forse Dante scrisse l'Inferno prima dell'esilio? La Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna,finalizzata al progetto di ricerca delle cronache medioevali manoscritte bolognesi,ha scoperto un frammento del v canto dell'Inferno, dimostrando che forse Dante di passaggio a Bologna nel 1303 avesse letto o fatto leggere alcuni versi  ad un notaio poeta che li ritrascrisse su una pergamena.

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